home‎ > ‎

amarcord

Perdo un grande amico - Silvio Berlusconi
 
 
 "La scomparsa di Umberto Scapagnini rappresenta per me la perdita di un grande, affettuosissimo amico. Ero legato a lui da molti anni. L'avevo conosciuto come medico ed avevo apprezzato la sua eccellente preparazione professionale e la sua acuta capacità diagnostica. Il nostro rapporto si è via via trasformato in una profonda amicizia e con la fondazione di Forza Italia, in una stretta collaborazione politica.
Sono state molte le volte in cui mi è stato vicino con il suo particolare ed originale intuito politico. Sapeva celare sotto un atteggiamento ironico e scanzonato le sue grandi doti umane e la sua naturale generosità.
Mi mancherà molto così come mancherà molto a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di stargli vicino"
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Beato lui di Pietrangelo Buttafuoco

Fu sindaco a Catania, farmacologo e ricercatore di elisir, “callista” del Cav. e gran fimminaro. Beato lui

Beato lui. Potrebbe cominciare e finire così il racconto di Umberto Scapagnini, scienziato e farmacologo (e politico). Ecco, così: beato lui.
Beato lui che nacque a Napoli. Beato lui che fu sindaco di Catania. Beato lui che, un giorno, nel pieno del coma profondo – colpito da un tumore, quindi sfasciato da un terribile incidente automobilistico – si ritrovò accanto padre Pio. Il santo gli strinse forte la mano, lo rimbrottò a proposito di qualcosa e lo riportò alle giornate sue.
E beato lui che seppe godersela quella vita come quando, titolare di cattedra, vedeva affollarsi di sorrisi le aule della Cittadella universitaria ai piedi di Etna. Gli studenti di Farmacia (le ragazze, ma i ragazzi, anche, così orgogliosi di quel professore in Lacoste) lo applaudivano a ogni lezione, tanto era trascinante tra fitoterapia e chimica organica. E beato lui perché, quando capiva l’approssimarsi del frangente, aveva la generosità di prestare la propria automobile ai ragazzi che si attardavano fuori dal laboratorio, purché dopo aver fatto l’amore preparassero l’esame.

Beato lui che ebbe l’intuizione dell’immortalità per via di medicina. Niente che fosse Frankenstein ma solo un approssimarsi elegante al sorriso, tutto qua. Beato lui che non conobbe mai depressione, piuttosto la dolcezza della malinconia. Beato lui che viaggiò tanto, nei luoghi incontaminati del mondo, per recuperare le sostanze attive da cui poi fabbricò la Pinnola, la famosa pasticca che sconfisse l’anagrafe e restituì vigore erotico a tanti dei suoi amici persi dietro ai sorrisi delle ragazze. Non fu il Viagra, ma qualcosa di più, un bitter – elisir degno di Re Mafarka, il patriarca delle allegrie.
Beato lui che parlò le lingue della ricerca e della poesia. Apprezzato nella comunità dei ricercatori e invitato a tutte le più belle feste, dovunque ci fosse la bellezza e la gioia di vivere, ci arrivò lui e perciò sempre beato lui.
Beato lui che praticò tutti gli sport, al punto di far sparare la neve artificiale lungo la Salita di San Giuliano, a Catania, nel crocevia del barocco vulcanico, e da lì prodursi in discesa tra gli applausi e la disperazione dei funzionari del comune che non sapevano più come stargli dietro. Come il commendatore Luigi Maina, cerimoniere di Palazzo degli Elefanti, che lo inseguì fino in via Etnea per porgergli l’accappatoio e metterlo così al riparo dalla sua stessa esuberanza di scugnizzo.
Era anche agosto, era una delle serate dell’Estate catanese e beato ancora fu quando si fece largo tra i culi. Erano i magnifici posteriori delle ballerine brasiliane. Un intero corpo di ballo gli si piazzò davanti al municipio. Erano venute a Catania scritturate per la bella festa della città e non ne volevano sapere se nel frattempo c’era il grande buco nel bilancio comunale. Beato lui perché solo a lui poté capitare una cosa così, tutto quel ben di Dio di femmine sparso per la piazza con l’Elefante di Catania – il Liotro – perfino imbarazzato, anzi, srotolato. E con tanto d’occhi.

Beato lui che ebbe accanto le donne tutte alte di calcagno e tutte sontuose nel respiro. Beato lui che se le ritrovò accanto – in foto, al tavolo del ristorante, nel letto – fino a farne il romanzo della sua vita. Beato lui che fece proprio il motto “chi è ricco di amici è scarso di guai”. Beato lui che fu socialista al tempo di Bettino Craxi e beato lui che poi sperimentò il berlusconismo migliore e il miglior Silvio di cui fu medico personale per farsi chiamare, con inarrivabile ironia, “il callista di Berlusconi”, laddove per callo s’intenda il farci “il callo” con tutte quelle cose che fanno ridere, fanno star bene e fanno endorfine.
Beato lui che fu, dunque, berlusconiano, senza far propri i rutti di satrapia dell’epilogo, anzi, guadagnandosi nell’Economist, da sindaco etneo, l’elogio per avere fatto di Catania (pur con tutta quella cenere del vulcano piovuta in testa a tutti), “un’isola felice della Sicilia”. E beata se ne sta Catania che se lo piange, adesso, dopo averlo trafitto d’inchieste e di amarezze. Beato lui, comunque, perché comincia e finisce così la storia di Umberto, sindaco e farmacologo. E fimminaro.

© - FOGLIO QUOTIDIANO



UÈ CARO... di Antonio Fiumefreddo

Umberto non c'è più.
La notizia mi commuove e non mi interessa parlare del politico, con cui mi sono scontrato e verso la cui veste conservo il mio giudizio.
Voglio ricordare l'uomo, quel brillante e vivacissimo amico che anche quando stavo raccogliendo le firme per cacciarlo via da sindaco, si fermò in via Etnea per dirmi"ti voglio bene".
lo conobbi molto prima della politica e rimasi colpito, come molti, da quella sua simpatia immediata, dalla sua facilità nei rapporti umani, da quella vena autenticamente partenopea.
Siamo stati amici e abbiamo ripreso a risentirci e a rivederci dopo la sua sindacatura, quando la malattia era già esplosa.
Parlava del suo male con la lucidità dello scienziato e con la tenacia che sapeva metterci.
Il suo saluto "Uè caro" era diventato una specie di sfottò tra gli amici ma era che il disarmante approccio della sua umanità.
Umberto era incapace di provare sentimenti d'odio e per quello che ho potuto percepire il travaglio più importante della sua vita ha riguardato Dio. La sua conversione è stata autentica ed ha preceduto di anni la malattia. Qualcosa in lui era cambiato dopo la tragica morte in un incidente aereo del suo carissimo amico e scienziato Rizza e del figlio diciassettenne.
Mentre cercava tra le carte dell'amico scienziato, che credeva agnostico, scopri la fede di quell'uomo in Dio e l'ammirazione per padre Pio.
Lo stesso Padre Pio presso la cui tomba si recò in visita e che fu all'origine della sua felice conversione.
L'avevo visto qualche mese fa, canuto e limitato nel movimento ma con gli occhi sempre vivi dell'eterno ragazzo che è stato.
Ci siamo abbracciati ed anch'io gli ho potuto dire quanto gli volessi bene.
In questo momento per lui di passaggio, lo immagino sottobraccio a padre Pio accompagnato al Padre al quale Umberto si presenterà con il suo Uè caro.
Addio Umberto, ci ritroveremo.

Umberto Scapagnini. Un Professore sui generis da LiveUniCT 


Di origine napoletana, laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in PNEI (Psico-neuro-immuno-endocrinologia); breve permanenza negli USA, docente a Sassari e infine a Catania dove ricoprì anche il ruolo di rettore dell’Istituto di Farmacologia; consulente scientifico e medico della NASA, della NATO, del CONI e del Milan Calcio; attivo nel campo della ricerca scientifica e alle soglie della nomination per il Premio Nobel, gode tuttora di fama internazionale con oltre 500 pubblicazioni scientifiche.
Molti lo ricordano come l’ex sindaco di Catania, altri come il medico di Berlusconi ma chi ha avuto la fortuna di assistere alle sue lezioni accademiche lo ricorda come un brillante professore ed un eccellente oratore, capace di raccogliere attorno a se centinaia di studenti pronti e ben lieti di imparare il più possibile dal loro docente. È quanto emerge da una chiacchierata con due suoi ex allievi della facoltà di medicina e chirurgia di Catania: Giuseppe Baldi e Benedetta Castellana. Lo ricordano con tanto affetto e stima, un professore appassionato alla sua materia, che grazie all’innata capacità oratoria, riusciva a trasmettere il suo amore per la scienza ai suoi studenti. Le aule, durante le sue lezioni, erano sempre gremite, stracolme di ragazzi che pendevano dalle sue labbra, studenti ovunque, persino seduti sul pavimento, intenti a prendere appunti anche se costretti a farlo in condizioni non particolarmente comode.

Fu uno dei pochi a sottolineare l’importanza della pratica all’interno di una facoltà scientifica quale quella di Medicina e Chirurgia. Grazie alla sua passione per il sistema nervoso e tramite esperimenti, i suoi studenti poterono toccare con mano e praticare in laboratorio quello che sarebbe diventato il loro mestiere. Durante una conferenza a Villa Paradiso sul Garda afferma: “C’è un legame tra la testa, gli ormoni e la psiche, su cui lavorare per prevenire l’invecchiamento cerebrale, l’Alzheimer, l’impotenza”. Un uomo affascinante, ottimista e solare, un uomo a 360º, estroso e strambo, del quale si potevano scorgere anche i suoi tratti goliardici e goderecci, amante del bello, amatore a tutto tondo. Nel 2011 pubblica un libro Il cielo può attendere, in cui racconta il suo incontro con Dio dopo essersi sottoposto ad una cura sperimentale, per combattere un mieloma, che gli aveva causato il coma dal quale si risveglia senza più metastasi. Brillante uomo di scienza dunque, ma anche amante della letteratura, affermava: “Ho sempre avvertito il fascino del cervello. Leggevo Poe, Lovecraft, il grande noir”. Un professore quindi, un uomo, che oltre alle sue idee e al suo operato politico, sbagliati, apprezzati omeno, ha lasciato il segno.

Un ringraziamento va agli studenti del prof.  Scapagnini: Giuseppe Baldi e dott.ssa Benedetta Castellana.



In onore di Umberto Scapagnini di Alessandro Pagano

Ho avuto l’onore di essere stato amico di Umberto Scapagnini sin dal 1996; io ero giovane Assessore regionale alla Sanità e lui Ordinario di Farmacologia all’università di Catania, nonchè scienziato di fama internazionale.
Umberto ha sempre avuto verso di me un rapporto confidenziale, quasi protettivo e i miei ricordi sono molteplici; la mia esperienza più forte però risale a 2 anni fa e oggi per amore di verità la voglio testimoniare.
Era Febbraio/Marzo del 2011, eravamo in questa stessa Aula di oggi e lui, durante una pausa, mi raccontò la sua straordinaria storia. Quella che poi, con altre parole replicò più volte anche ufficialmente in Aula, oltre che nel suo libro autobiografico.
Vedi Sandro! Io sono qui. Sono miracolato e vivo perchè devo raccontare da quest’Aula al mondo che chi è in coma è vivo “, mi disse:
Solo dopo essere uscito dal coma ho capito perchè il Signore mi ha dato tutte queste prove : Perchè ho avuto la peggiore forma di cancro? Perchè ho patito i dolori più atroci ? Perchè ho avuto in dono la mia vita per la seconda volta? “.
Perchè dovevo raccontare quanto mi è accaduto e dare testimonianza di quanto sia importante una vita, anche quella di chi apparentemente è in un letto a vegetare e che invece, anche se gli altri non lo sanno, sente tutto e si emoziona per tutto“.
Dopo quella confidenza non perse tempo Umberto e così, appena potè alla prima occasione, fece accapponare la pelle a tutti.
Appena finì, applausi a spellarsi le mani, come neppure gli altri messi assieme ne avevano ricevuti.
Ricordo che il nostro gruppo dibatteva da giorni sulla legge denominata “Dichiarazione di Fine Vita (DAT)”, quella per intenderci che fu varata dal Senato nel 2009 sull’onda dell’emozione del caso Eluana Englaro.
Discussioni interessanti e punti di vista diversi si alternavano, poi ad un certo punto intervenne lui e d’incanto tutti tacquero.
Scapagnini era autorevole per il suo vissuto politico, ma soprattutto perchè era uomo di scienza e di ragione, non certo perchè uomo di fede.
Insomma una posizione razionalista, oserei dire quasi da “positivismo scientifico”. Scapagnini commosso esordì così:
Penso che il Cielo abbia voluto che io tornassi in vita per dare speranza e spiegare che il testamento biologico è un errore. Io, prima della malattia, lo avrei firmato. Ero ancora un credente blando, pensavo che fosse giusto spegnersi dolcemente se non c’era speranza. Ma ora dico che non è vero, che bisogna combattere ! Che nessuno è irrecuperabile e comunque una vita per quanto disabile è sempre vita“.
Dopo il suo discorso, centinaia di parlamentari lo circondarono per complimentarsi, molti erano emozionati e da quel momento motivati come mai lo erano stati fino a quel momento.
Lo ringraziammo di cuore per la sua testimonianza, proprio lui a cui avevano assegnato quindici giorni di vita, l’uomo per il quale i quotidiani nazionali avevano già annunciato la morte e per il quale i preti avevano somministrato per ben due volte, l’estrema unzione.
Umberto Scapagnini, Deputato Nazionale ed Europeo e poi fu anche sindaco di Catania, iniziò il suo calvario nel 2007, quando scoprì di avere un melanoma.
La reazione a una cura lo condusse in fin di vita: dal libro leggiamo “avevo 50 di pressione, 20 di frequenza e 6,8 di ph: dati incompatibili con la vita” . Finisce in coma per sei mesi; irreversibile, gli diagnosticano i migliori oncologi del Paese e del mondo. Poi il tunnel: “Lo vedo: la sorgente di felicità, di pace. Tunnel di luce, proprio come l’ha dipinto Bosch“. “A un certo punto vedo mia madre, che era morta da un anno, mi prende per la mano sinistra, la destra me la prende padre Pio, che mi dice devi seguire la volontà del Signore. E così uscii dal coma, pesando poco più di 50 Kg (lui che sfiorava i 100 chili) paralizzato e con 8 metastasi“.
Ce l’ho davanti agli occhi l’Umberto Scapagnini di quei mesi, claudicante e un pò provato, ma lucido, sempre sorridente e roseo in viso. Anche quando presentò la sua autobiografia (“Il Cielo può attendere”, Mondadori) nella sua dolcezza, motivato come non mai, pronto a narrare la sua testimonianza a tutto il mondo.
Lui, l’uomo a cui avevano dato pochi giorni di vita ricordò di quando vide la TAC e scoppiò a piangere per la felicità, scoprendo che il tumore era scomparso.
E così alla fine quella testimonianza di Scapagnini valse più di 1000 dibattiti.
A nulla serve la sentenza assurda di un giudice ammantato di sicumera che dichiara che alimentazione e idratazione non sono nutrimento ma terapia medica, quando un uomo, nello specifico Umberto Scapagnini, che solo qualche mese prima aveva dichiarato che era favorevole all’eutanasia, dopo è il primo che dichiarerà che “la dolce morte” è un errore, che la vita è sacra e va rispettata e che quell’essere indifeso, in quel momento in coma, è vivo ! E che vuole vivere più di quanto ciascuno di noi possa immaginare.



Da DAGOSPIA
L'INTERVISTA DI SABELLI FIORETTI A SCAPAGNINI
Corriere Magazine del 4 novembre 2004

http://interviste.sabellifioretti.it/

Nella vita, dicono gli argentini, ci vogliono le tre "c": cervello, cuore e coglioni. Io aggiungo una quarta "c". Culo. Senza il culo le altre tre "c" non servono a niente». Umberto Scapagnini, professore, scienziato, eurodeputato per Forza Italia e medico di Berlusconi, sindaco di Catania, ha le idee chiare. Solo la fortuna crea la fortuna di un uomo. Tutto il resto serve ma non basta. E lui si ritiene un uomo fortunato.

Come sei messo con le «c»?

«Le ho tutte e quattro».

Ti viene in mente qualcuno che ha avuto tutto ma non ha avuto culo?

«Il mio amico Victor Rizza. Medico come me, uno scienziato. Abbiamo fatto tutto insieme. Era un grande creatore. Un siculo americano, laureato in biochimica, professore alla Rockfeller University. Fu uno degli scopritori del citocromo p 450, quello che sta nel fegato e trasforma tutte le tossine. Sfigato com'era andò in contrasto con i suoi colleghi negli Usa. Io lo conobbi casualmente e gli chiesi di venire ad insegnare a Catania. Diventammo amici e lavorammo insieme tutta la vita».

Dove sta la sfiga?

«Ha fatto grandissime scoperte e non gli è mai stato attribuito il merito. Ha prodotto farmaci geniali facendo guadagnare miliardi alle case farmaceutiche. Però lui non ha guadagnato niente, lo hanno sempre fottuto. Era un uomo geniale e generoso. È morto insieme al figlio su un aereo che non doveva prendere, precipitato per mancanza di carburante dopo che l'aereo aveva scaricato il carburante per una esercitazione».

Tu credi alla fortuna, al destino, al soprannaturale.

«Senti. Io ero blandamente religioso. Quasi agnostico. Alla messa per Victor e suo figlio, non essendoci le bare, facemmo mettere due grandi foto appoggiate all'altare. Quando il sacerdote disse: "Adesso saranno in cielo, felici, vicini, padre e figlio", io pensai: "Le solite minchiate. Victor, se sono cose vere, cerca di farmi capire". In quel momento tutte e due i ritratti sono caduti per terra. Sarà stato un colpo di vento, quello che vuoi, ma mi ha molto scioccato».

«Il giorno dopo sono andato a Siracusa per un'altra messa. Il parroco alla fine mi ha detto: "Guardi professore lei si è seduto esattamente nel posto dove il professor Rizza si sedeva ogni mattina alle sette prima di andare a lavorare". Io non sapevo nemmeno che lui era cattolico. Poi il parroco mi ha detto: "Prima di partire Victor mi disse: ‘Quest'anno mi sento qualche cosa di brutto, il mio carrubo sta male. Per favore se mi succede qualche cosa dica al professor Scapagnini di vedere come sta il carrubo e di andare a San Giovanni Rotondo da padre Pio'". Sono andato a vedere il carrubo ed era morto. Il carrubo era stato piantato quando lui era nato ed è morto quando lui è morto. Poi sono andato da Padre Pio e mi sono successi episodi strani. Nella stanza delle stimmate mi è caduto addosso un vaso di fiori».

Sinceramente: non mi sembra un gran segnale.

«Rientrando a Catania, mi hanno telefonato che Berlusconi voleva che io facessi il sindaco di Catania. Io la considerai una decisione del destino. Mi candidai e fui eletto».

Voi di Forza Italia avete questa fissa del destino, dell'Unto del Signore. Per Berlusconi è intervenuto perfino lo Spirito Santo, secondo Baget Bozzo. Attorno al gruppo Berlusconi c'è una specie di alone mistico.
«Io non lo so. Però se questa capacità di sentire un po' la trascendenza c'è, può darsi che sia stato uno degli elementi che mi può aver avvicinato a loro. Berlusconi ha la percezione anticipata di quello che succederà».

Addirittura?
«Tutti abbiamo delle intuizioni. In lui sono più frequenti».

Dimmi la verità: hai una cotta per Berlusconi.

«Sì. Non ho vergogna a dirlo. Ho una cotta per Berlusconi perché lo trovo un ectipo».

Berlusconi è un ectipo?

«Una persona al di fuori della norma. Verso l'alto, naturalmente».

Tu, la prima volta che lo hai visto, hai detto: «Ecco un ectipo».

«Sono convinto di aver vissuto dei pezzetti della storia d'Italia. Una sera passai da Arcore insieme a Giovanni, mio figlio. Lui disse: "Vieni, vieni Giovanni. Ti faccio sentire una cosa". Lo prese sotto braccio, accese un registratore dove era incisa la base e ci cantò sopra l'inno di Forza Italia che aveva finito di comporre poche ore prima».

Tu hai detto: «È un uomo toccato dal destino». 

«Io credo moltissimo nella comunicazione interpersonale. Per esempio: ho simpatizzato con te, ma ad altri tuoi colleghi mica gli dicevo tutti sti cazzi miei».

Il Catania vince sempre quando tu vai allo stadio.

«È vero».

Sei anche superstizioso?

«Al massimo e sono convinto che ho culo. Un culo trasmissibile. Porto fortuna agli amici. Un mio collega molto caro, del Ccd, era stato eletto al Parlamento europeo. Ma un altro aveva fatto ricorso e si dovettero ricontare i seggi. Ogni volta che doveva andare a presenziare ai controlli veniva e mi toccava il culo. E alla fine ha vinto».

Potevi aiutare anche la Zanicchi.

«Non è che posso mettere il mio culo a disposizione di tutti».

Per simpatia.

«Per simpatia sì, ma la Zanicchi non me lo ha chiesto, sennò glielo facevo toccare».

Per la cotta hai concorrenti. Fede che è più innamorato di te.

«Ed è pure geloso. Quando io dissi la cosa dell'immortalità di Berlusconi si è incazzato con me. Mi ha detto: "Solo io ho il diritto di leccare il culo a Berlusconi"».

Vedi spesso Berlusconi?


«Un paio di volte al mese. Prima c'era anche il tempo di cazzeggiare: femmine, sport, le cose piacevoli della vita».

L'Economist...
«Giornale antiberlusconiano».

Anzi, diciamolo, giornale comunista, ha definito Catania un'isola felice della Sicilia. Berlusconi come ha commentato?

«Lui non è invidioso. Mi ha detto: "Bravo, complimenti"».

Qual è il problema di Catania?

«Il problema di Catania è il traffico».

Sembra una battuta di Johnny Stecchino.

«Il traffico e la pulizia. Ma il traffico l'ho trasformato da problema in risorsa».

Un mago.

«Ho avuto il riconoscimento dell'emergenza traffico. Così ho cambiato completamente la città. Abbiamo finanziato 13 parcheggi scambiatori. Più nove parcheggi al centro della città. In 18 mesi ho aperto 91 cantieri».

Da giovane hai vissuto negli Usa.

«Ho avuto il famoso culo di capitare in un gruppo che fece due o tre scoperte basilari sul rapporto del cervello con l'ipofisi».

Ho sentito dire che tu, rinunciando di fatto all'attività scientifica per quella politica hai rinunciato al Nobel. Esagerazione di adulatori?

«Anche fosse vero lo negherei fino alla disperazione».

E perché mai?

«Porta male. Fu De Lorenzo che una volta disse: "Io sono andato molto vicino al premio Nobel"».

Uno dei vostri disse che Berlusconi doveva vincere il Nobel per la pace.

«Mi sembra un po' esagerato. E lo dice uno che ha esagerato più di tutti sostenendo che Berlusconi è immortale».

Quasi immortale.

Berlusconi è predisposto. Se c'è uno che può essere predisposto per l'immortalità, sotto il profilo immunologico, quello è Berlusconi».

Però l'immortalità non esiste.

«Resta uno dei grandi sogni dell'uomo».

Hai detto: «Mani Pulite ha fatto 700 morti». Perché - dicevi - lo stress uccide. 

«Più di 700 morti. Solo in Sicilia saranno centinaia. Lo stress abbassa le difese immunitarie. Tutto dipende dall'intensità del contrasto tra quella che è la considerazione che hai di te stesso e la situazione nella quale ti vieni a trovare. Un delinquente abituale che se ne va in carcere è bello e contento. Come se andasse al circolo».

Mentre se finissi in galera tu...

«Fammi fare una grattatella. Nella classifica degli stress l'arresto è al primo posto insieme alla perdita del compagno di vita. Chi viene arrestato ha dieci volte di più la possibilità di morire di infarto e venti volte di più di avere un tumore».


Per Berlusconi - hai detto - lo stress sono le ingiustizie e il tradimento degli amici. 
«Ne abbiamo parlato tante volte. Lui dice che moltissimi su cui lui contava lo hanno mollato. Più sali, più rimani solo».

Non mi pare tanto solo.

«Lui è rimasto profondamente amareggiato dal comportamento di Vittorio Dotti. Con Dotti aveva dei rapporti di grandissima amicizia. E Dotti lo ha tradito».

Tu lo conosci bene Dotti?

«No. Conosco bene Previti. E devo dire che è un uomo molto interessante, di grande cultura anche se è ritenuto ignorante».

Tu poi gli dai la pozione segreta.

«È una leggenda metropolitana».

Sei tu che sostieni l'antiaging. Che cosa è esattamente? Che differenza c'è con la geriatria?

«La geriatria cura gli anziani, noi cerchiamo di non farli diventare anziani».

Non oso pensare i costi pensionistici.

«Se un soggetto muore a settant'anni, dopo due di malattia cronica cardiaca o un tumore, pesa sullo Stato sette volte più di un centenario che muore in buona salute dopo quarant'anni di pensione. Due anni di malattia costano sette volte più che quarant'anni di pensione».

E l'olio di onfacio, i pomodori di Pachino, l'arginina, il magnesio...

«L'antiaging si pratica anche attraverso l'alimentazione. Ora sto partendo per l'Ecuador. Con mio figlio, andiamo nel villaggio di Ocobamba dove c'è il maggior numero di centenari al mondo. Mio figlio ha scoperto che qui cresce una pianta, il palosanto, di cui si nutrono gli abitanti di Ocobamba, ricca di antiossidanti e di stimolanti per la dopamina cerebrale. Dopo andremo alle Galapagos dove vivono le creature più longeve del mondo, le tartarughe. Là, vicino al mare, cresce una specie di pomodoro che ha mille volte più licopene dei pomodori di Pachino».

Anche se non è immortale, a quanti anni arriva Berlusconi? 

«I cento li supera di sicuro».

Speriamo che si ritiri dalla vita politica prima.

«Berlusconi ha un sistema di tipo neuroimmunitario veramente straordinario per cui niente mina la sua salute. Ha grandissime doti di recupero. È straordinario».

È vero che ti chiamano Umberto Vanesio?

«Mi piace stare in forma».

Dopo tre convivenze, ti sei appena di nuovo fidanzato. Surama, cantante e attrice brasiliana.

«Bellissima».

33 anni lei, 63 anni tu.

«Come età biologica ho dieci anni di meno».

Maria Giovanna Elmi - hai detto - è un caso incredibile.

«Quando le ho fatto la valutazione, aveva quasi vent'anni meno della sua età».

«Otto anni. Ha una bella pelle distesa».

Andreotti?
«È molto più giovane di quello che è».

Ferrara? Gli obesi sono più vecchi, hai detto.

«Ferrara è grosso ma è la sua conformazione. Tanto è vero che quando lui è dimagrito è stato male».

Previti?
«Previti, se tu lo vedi da vicino, è molto giovanile».

È pieno di rughe. Le rughe mediterranee.

«Non sono rughe acquisite con l'età. È nato con le rughe e si è affezionato».

Letta?
«Avrà per lo meno vent'anni meno».

Elisabetta Gardini?

«Mi dispiace per lei: pochi».

Che cosa le è venuto in mente di parlare della macchinetta per mettersi le supposte di Tremonti?

«Una cazzata. La gente dice cazzate».

Gioco della torre. Chi butti, Mimun o Mentana?

«Non mi piace il neutralismo forzato di Mentana».

Mimun invece è considerato berlusconiano.

«È vicino a Berlusconi con una neutralità intelligente».

Mastellao Pomicino?

«Pomicino è un voltagabbana. Appena ha sentito odore di vittoria della sinistra, immediatamente si è precipitato».

Baget Bozzo o Bondi?

«Bondi è un comunista convertito ma sempre comunista. I convertiti non mi convincono».

Scaiola o Cicchitto?

«Salvo Cicchitto. L'ho portato io da Berlusconi, due anni fa. Siamo vecchi amici socialisti».

Perché si iscrisse alla P2?

«Non lo so se si iscrisse».

Sei più realista del re. Lo ha detto lui.

«Non ho mai approfondito».

Una volta eri socialista insieme a Salvo Andò. Adesso Andò è a sinistra e tu a destra. Chi è più voltagabbana?

«Andò si è consegnato nelle mani di quelli che l'hanno massacrato. Non lo so se è voltagabbana. Certo è masochista».

Santoro o la Gruber?

«La Gruber subito, buttare».

Uno sciupafemmine come te...

«Non mi piace neanche come femmina la Gruber».